Inventario Stagionale

Inventario Stagionale è uno strumento pubblico e, allo stesso tempo, un esercizio privato. Uno strumento pubblico perché cerca di dare conto di una comunità operosa che vive l’attesa dell’estate in direzione opposta a quella comune, con un sentimento che non coincide a nessuna categoria e che mescola l’euforia dell’accoglienza, con la complessità di un’economia che vive florida per il tempo di una stagione, il desiderio di incontrare il mondo che arriva qui, a San Teodoro, con la fatica del lavoro incedente.

Uno strumento pubblico, ancora, perché rende visibili il volto e le storie, di chi dentro la comunità stanziale, e nelle molte comunità temporanee che si formano nel corso dell’estate, opera perché tutti possano avere un posto dove stare, un caffè per il risveglio, letture quotidiane per il mattino, un luogo per la preghiera, il companatico per il pranzo e vino per la sera. E ancora strade pulite per lo struscio della sera, un gelato da passeggio, la sicurezza di essere al sicuro e un ricordo, da portare a casa, quando l’isola tornata lontana e San Teodoro sarà diventata uno stato d’animo, cui tornare, prima o poi.

Ma, dicevo, Inventario Stagionale, nella sua gestazione, è stato un esercizio privato. Il racconto della prossimità è un complesso sforzo narrativo che, quale che sia il linguaggio, deve fare i conti con il dominio delle consuetudini, con la stratificazione del pregiudizio, con l’osservazione rituale di ciò che ha nutrito, reso cosciente, fatto adulto chi si misura con esso. È un atto ben diverso da una scrittura che utilizzi la memoria o l’immaginario che attraverso essa si forma, poiché si tratta di un processo che non prevede latenza tra la verità che accade e il racconto di essa, un atto che deve fare leva sulla minuscola porzione di verità nuova che si rivela in un gesto osservato ripetersi quotidianamente. Un esercizio possibile solo in maturità che preme sulla memoria a breve termine e sulla necessità di annullarla, cancellando tutto, per riscoprire tutto, di nuovo.

Inventario Stagionale è stato questo per me, misurarmi con il luogo in cui sono nato, se per nascita intendiamo la coscienza che si forma, con le facce che osservo da che possiedo memoria, con l’idea che della mia comunità ho e che questa comunità ha di me. Ha significato intervenire sul modo in cui racconto la vita altrui interrompendo la pratica per cui “gli altri sono specchio” per intraprendere, temporaneamente, una modalità che ci faceva tutti specchio, mentre a riflettersi era il nostro piccolo mondo comune somma imperfetta dei minuscoli luoghi a cui appartiene il nostro quotidiano.

Quelli in cui d’inverno attendiamo un’estate che non ci conosce.

Non ci conosce affatto.

Gli autori
Richiedi la tua copia del libro