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Coro Galorj - Sono San Teodoro
Coro Galorj

Coro Galorj

Cuore in Gola

Il coro si chiama così perché è il primo toponimo della Gallura rintracciabile in un documento, un portolano del tredicesimo secolo, la Carta Pisana. Il coro è attivo dal 2014, siamo in sette, cantiamo a tasja, canto tipico della Gallura di Tempio e Aggius, il famoso galletto di Gallura menzionato da D’Annunzio, per dire. È un canto a cinque voci: boci, che è il solista, e sono Marcello Meloni e il maestro Marcello Pasella; poi grossu, che è praticamente il basso, e sono Franco Mundula e Dario Inzaina; poi la contra, che è il baritono, e sono Renato Ventroni e Fabrizio Costaggiu, poi abbiamo lu trippi che è Massimo Oggiano; poi ci sarebbe lu falzittu che in alcuni canti si aggiunge. Di lavoro siamo: impiegato, geometra, imprenditore, ingegnere, impiegato, architetto, imprenditore turistico. Ci riuniamo due volte alla settimana, a Straula, a la janna di la Chessa, in un vecchio fienile ristrutturato, la prima volta ci siamo esibiti al teatro di San Teodoro nel 2016 con i Cordas e Cannas, per la rappresentazione di Sardegna come un’infanzia di Vittorini, l’idea era stata di Massimo, l’aveva letta all’università e gli era sempre sembrato un libro importante perché aveva a che fare non solo con personaggi e località sarde ma anche con le sonorità della nostra terra; in passato qui si cantava ma più da solisti, corale non ce n’era nel passato, si cantavano più poesie, anche in gallurese, magari agli spuntini, si cantava più alla moda sarda; adesso c’è un pubblico di San Teodoro che ci segue, a noi sembra di avere portato, rispetto ai cori in cui abbiamo cantato in passato, delle cose nuove, per esempio delle poesie di Pietro Orecchioni, Petru Alluttu, una ninna nanna che Marcello ha armonizzato con il maestro Pasella, poi una canzone scritta da Renato, un brano d’amore, poi una preghiera a Maria scritta da Paolo Russu, un dirigente di banca che è anche un poeta contemporaneo amico di un componente del coro Alcu di fiori, sono un po’ i nostri pezzi forti, Ninninia cori amatu, drommi chi lu sonnu ti ristora, sugghj lu latti dulci di mamma chi t’adora, chi t’ha pultadu in sinu cu lu puderi di nostra signora.
Se ci pensiamo tra dieci anni chi lo sa?, speriamo ci siano dei giovani che abbiamo voglia di portare avanti questo progetto, e anche di parlare e cantare in gallurese.